Abbandonato ad agosto a New York dalla moglie partita per le vacanze con il figlioletto, un distinto signore di mezza età gradirebbe spassarsela nella calura della Grande Mela. L’occasione perfetta gli si para dinanzi con le forme di una giovane e bella modella, vicina di casa appena trasferitasi per l’estate.
Uno dei titoli più famosi (anche se non certo il migliore) della sconfinata filmografia di Billy Wilder, uno di quelli diventati espressione proverbiale (il titolo originale, “The Seven Year Itch”, si traduce letteralmente con “il prurito del settimo anno”). Adattamento di un successo teatrale del co-sceneggiatore George Axelrod (che sei anni dopo firmerà “Colazione da Tiffany”), è una commedia estiva godibilissima e a tratti scatenata, in cui la coppia Ewell-Monroe fa scintille osando anche qualche centimetro in più del normalmente osabile nella Hollywood di metà anni ’50. Con qualche anno d’anticipo sui memorabili personaggi di Jack Lemmon, Tom Ewell incarna benissimo, seppur in chiave un attimo semplificata, la frustrazione e il timor di Dio del travet metropolitano che vive con disagio la pressione del lavoro da scrivania. Marylin ha un personaggio senza nome ma consegna agli annali due o tre frammenti indimenticabili, come il famoso vestito bianco sollevato dallo spostamento d’aria della sotterranea o lo spassoso duetto al pianoforte sulle note di “Chopsticks” (l’insopportabile valzer composto dalla britannica Euphemia Allen, che nella versione italiana è tradotto in “Le tagliatelle”). Un Wilder minore, comunque, non può che valere 7,5.

Voto: 7,5

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