Anni ’30: Eric “Cincinnati Kid” Stoner è il miglior giocatore di Stud Poker (simile alla nostra Telesina) di tutta New Orleans. Ma chi sta arrivando in città? Niente meno che Lancey Howard, “The Man”, il più forte di tutti. Si organizza una partita.
Dall’omonimo romanzo di Richard Jessup (che era però ambientato a St. Louis, Missuori) uno dei film più belli e suggestivi sul poker. Trampolino di lancio per il canadese Norman Jewison, che si ritrovò dietro la cinepresa dopo il licenziamento di Sam Peckinpah per dissidi con la produzione (voleva dirigerlo in bianco e nero e fu Jewison a riproporre l’uso del colore, affinché venisse esaltato il rosso delle carte). Gli appassionati di carte lo adoreranno, ma anche i profani potranno apprezzarne le cadenze noir, sia nelle atmosfere (nota di merito per la calda fotografia di Philip H. Lathrop) che nella filosofia che vuole l’uomo assoggettato al Caso in ogni sua azione: si prenda a esempio l’ultima mano… Velato di misoginia nel trattamento poco riguardoso riservato a quasi tutti i personaggi femminili (spicca la fisicità di Ann-Margret, impegnata nel cliché della moglie fedifraga), ha una tenuta impeccabile che sfocia in un finale da manuale della suspense. Cast di alto livello, gremito di formidabili caratteristi come Karl Malden e Edward G. Robinson. Tra i giocatori al tavolo anche Cab Calloway, quello di “Minnie The Moocher” (do you remember Blues Brothers?). Canzone finale di Ray Charles.

Voto: 7