Una bomba esplode su un treno a Chicago. Potrebbe essere il primo di una lunga serie di attentati, ma il governo americano, attraverso un avveniristico programma sperimentale, è in grado di prevenire una strage: invia sul luogo del delitto un ex ufficiale dell’esercito sfruttando il source code, cioè la capacità di poter fargli rivivere infinite volte gli otto minuti precedenti all’esplosione.

Secondo film di Duncan Jones, il figlio di David Bowie già distintosi due anni fa con il pregevolissimo “Moon”. Qui prosegue sul sentiero della fantascienza low-budget e confeziona un thriller di durata insolitamente breve per gli standard contemporanei, fermamente convinto che una buona idea sia molto più efficace di una produzione multimilionaria. Muovendo da un tema classico come quello dei viaggi nel tempo e dei paradossi temporali, ampiamente sviluppato in tutte le salse dalla chiave comica (“Ricomincio da capo”) a quella fantascientifico-apocalittica (“L’esercito delle 12 scimmie”), “Source Code” aggiunge sotterranee inquietudini sull’identità e sulla coscienza che ognuno ha di sé stesso. La science-fiction di Duncan Jones è diretta discendente di quella anni ’70, intelligente, a volte ingenua e spericolata, ma mai calcolata e sempre sincera, finalizzata prima di tutto alla stimolazione intellettuale del pubblico. Piccoli artigiani crescono.

Voto: 7