Aggredito e ridotto in fin di vita da tre balordi, un uomo guarisce dalle ferite ma perde ogni traccia del proprio passato. Accolto da una coppia di indigenti, si rifugia in un container sul porto di Helsinki.
Il film più famoso e celebrato del finlandese Aki Kaurismaki, pregevole cantore delle realtà nord-europee con una predilezione per i ceti più poveri e marginali. Lirismo, poesia e lunare umorismo si mescolano in questa commedia drammatica e sentimentale dove la ricerca dell’identità si accompagna all’accettazione di ciò che non si è e non si potrà mai diventare, non solo dal punto di vista lavorativo e sociale (le peripezie cui è costretto in banca e all’ufficio di collocamento sono affrontate dal protagonista con ineffabile serenità), ma anche da quello più intimo e personale: un marito, un padre, un bevitore (qualità tutt’altro che secondaria nel microcosmo di Kaurismaki). Si può farne a meno ma essere ugualmente felici, apprezzando il valore di ciò che comunque si ha o si scopre di possedere già. Esaltato oltre il dovuto (gran bottino a Cannes 2002: Gran Premio della Giuria e riconoscimento a Kati Outinen come miglior attrice) anche per una certa scarsità di cineasti contemporanei di rilievo provenienti dalla Penisola Scandinava, è un film quietamente didattico che ha i suoi passaggi migliori nei molti momenti musicali che lo punteggiano e lo arricchiscono. Neorealismo tra i ghiacci.

Voto: 7-

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