1947-1977: trent’anni di storia della Democrazia Cristiana e, di riflesso, d’Italia. De Gasperi, Andreotti, Fanfani, Moro, Scelba, Rumor, Leone e il passato che non passa.
Trentaquattro anni fa destò grande interesse e divertimento (se non proprio scandalo, ovviamente modulato secondo i toni felpati della DC) questo documentario di un manipolo di valorosi goliardi, tutti di sinistra, che avevano osato andare all’attacco della Balena Bianca. Purtroppo l’attualità politica decise un giorno che non c’era più nulla da scherzare: il 16 marzo 1978 il rapimento di Aldo Moro segnò la fine sul grande schermo di “Forza Italia!”, destinato poi a rivivere tra VHS, DVD e varie retrospettive. Oggi, più che altro, si rimane agghiacciati scorrendo i titoli di testa e imbattendosi – oltre che nel titolo sinistramente presago – anche nel nome di Carlo Rossella alla sceneggiatura, proprio lui che è uno dei più fastidiosi e affettati galoppini al servizio del Re; quasi che il trasformismo delle cariatidi DC, tanto deprecato e vilipeso, si fosse impossessato in corso d’opera degli stessi autori. Nonostante il suo indubbio valore storico e la curiosa energia di certe immagini nascoste, di certo mai viste, esaltate dal montaggio di Silvano Agosti, “Forza Italia!” sconta il fatto di essere un documentario sull’immobilismo, e di essere dunque esso stesso immobile, paludato e tutt’altro che irresistibile. Non può onestamente esserci confronto tra le immagini “rubate” di 40-50 anni fa (che al massimo svelavano qualche silenzio imbarazzato) con quelle dell’età contemporanea, di cui è anche superfluo fare esempi. Nel suo giocare d’anticipo come atto d’accusa contro la Prima Repubblica, gli sfuggono le colpe più gravi del cinquantennale dominio della DC, come i legami con la mafia e la partecipazione attiva al sistema delle tangenti, che emergeranno solo negli anni successivi. E perciò, pur facendo di tutto per apparire parziale, scorretto e tendenzioso, lascia paradossalmente ai posteri il dubbio di essere stato fin troppo morbido.

Voto: 6