Agli ordini del prof. Mickey Rosa, un gruppo di geniali menti del MIT si mette in testa di sbancare Las Vegas contando scientificamente le carte del blackjack.
Dal romanzo “Blackjack Club” di Ben Mezrich (sceneggiatore del film), che racconta, romanzandola in larga parte, la vera storia di sei studenti del MIT Blackjack Team, la squadra che per una ventina d’anni fece fortuna ai tavoli di Las Vegas. Quarto lungometraggio dell’australiano Robert Luketic, che nel 2001 ottenne un buonissimo successo di botteghino con la commediola “Legally Blonde” con Reese Witherspoon. Pur rimanendo saldamente nell’alveo del cinema di consumo, ed essendo perciò confezionato nella maniera convenzionale e prevedibile che tutti abbiamo in mente quando pensiamo a un medio prodotto USA, Luketic dirige con bel piglio una commedia drammatica sul gioco da casinò che dà al giocatore le maggiori possibilità di battere il banco (“Beat the Dealer”, come recita la bibbia del Blackjack studiata di sottecchi da Ben Campbell durante le ore di lezione). Non mancano gravi ammanchi in fase di copione, specialmente nell’epilogo, ma lo sguardo d’insieme non dispiace affatto: energico, fascinoso, squisitamente americano nel mixare abilmente la quiete bostoniana e il delirio di Las Vegas, in uno yuppissimo inno Kitsch alla fiducia in sé stessi che richiama alla mente le più caratteristiche produzioni anni ’80 (omaggiati esplicitamente con la citazione di “Rain Man”). Gradevole, davvero, e Kevin Spacey è uno spasso anche quando recita col ruotino di scorta. Peccato solo per l’inqualificabile versione di “You can’t always get what you want” sui titoli di coda.

Voto: 6,5