Il 5 novembre 1605 Guy Fawkes tentò, non riuscendoci, di far saltare in aria il re Giacomo I e il Parlamento inglese. Il 5 novembre 2019 un vendicatore mascherato si aggira in una Londra spettrale, governata da una dittatura che basa il proprio consenso sulla paura, ed è determinato a riprovarci nell’impresa.
Dall’omonima graphic novel di Alan Moore (che ha disconosciuto l’opera), il primo film post-Matrix dei fratelli Andy e Larry Wachowski, che compaiono nelle vesti di sceneggiatori e produttori lasciando il comando della cinepresa al loro collaboratore James McTeigue. Un film di cui – per iniziare con una vieta banalità – si è fatto un gran parlare. I motivi sono ovvi, specialmente in Italia, dove, a causa di un governo di mascalzoni, ogni tanto qualcuno si sveglia e propone maldestri tentativi d’imitazione del signor V. La prima domanda perciò dev’essere di natura morale (poi parleremo del film): posto che una società come quella qui rappresentata è del tutto irreale e improbabile (e la cosa traspare anche dal fumettistico stile di regia dei Wachowski o chi per loro), è giusto educare le masse a un’azione violenta, seppur di affrancamento dal tiranno? Può esistere una violenza a fin di bene? Un progetto di liberazione sociale e culturale può giustificare l’uccisione di agenti, funzionari, semplici poliziotti e altra svariata umanità? Quesiti che il testo originale di Moore, ben più complesso e verosimile, si pone evitando facili semplificazioni: niente raffazzonata storia d’amore tra V e Evey, mentre l’Alto Cancelliere Adam Sutler è tutt’altro che un incompetente e un ciarlatano e la sua malvagità non si risolve in qualche strigliata ai suoi sottoposti. Dopo qualche mese trascorso a contare i dollari ricavati dall’iper-sopravvalutato “Matrix”, i Wachowski ripropongono pari pari la formula: pillole di filosofia spicciola, nozionismo e citazioni a profusione per un presunto messaggio che è ben più banale e retorico di ciò che l’abile confezione vuol far credere. Pure, non si può negare il fascino di molte sequenze, come quella inaugurale in cui molti edifici londinesi esplodono sull’aria dell’Ouverture 1812 di Cajkovski, uno dei pezzi di musica classica più esaltanti che esistano. Alla fine il successo è arrivato, nel pieno dell’America bushiana e dell’Inghilterra insoddisfatta di Blair, anche grazie all’apporto fondamentale di un pubblico giovane/giovanissimo, vagamente nerd, impressionabile e mentalmente meglio disposto a sfasciare tutto rispetto alla media. Perché i Wachowski Bros sono dei gran volponi.

Voto: 6

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