Nev riceve la mail di Abby, una bambina di 8 anni con la passione della pittura, che gli annuncia di aver disegnato un quadro su una sua foto. Da lei entra in contatto con sua madre Angela e sua sorella Megan, con cui stringe una relazione di forte amicizia che, chissà, potrebbe anche diventare qualcosa di più. Ma…
Ci ricordiamo tutti di “The Social Network” di David Fincher e Aaron Sorkin, uno dei migliori prodotti della scorsa stagione, “il film su Facebook” secondo la frettolosa definizione di molti. Nessuno di loro ha evidentemente ancora visto “Catfish”, opera prima dei newyorkesi Ariel Schulman e Henry Joost, con alle spalle nomi importanti come i co-produttori Brett Ratner e Andrew Jarecki (del quale consigliamo caldamente “Una storia americana”, documentario del 2004).
Bene, esaurite le presentazioni, veniamo al sodo. Documentario per certi versi agghiacciante, perchè colpisce il più recente e indifeso dei nervi scoperti dell’uomo contemporaneo: chi può davvero garantire su molti dei nostri amici di Facebook, magari quelli con cui chattiamo più spesso o diamo vita a pigri e reciproci scambi di “mi piace” sulle rispettive foto? “Catfish”, diventato in breve tempo un “caso” in America dopo la sua apparizione al Sundance 2010, ha acceso polemiche di due tipi: è vero, come giurano i registi, che la vicenda raccontata è del tutto autentica e gli interventi in fase di montaggio non hanno sostanzialmente modificato alcunché? E se è così, che dire della correttezza etica di una simile operazione? Si tratta naturalmente di faccende di lana caprina, visto che la questione è un’altra, a prescindere che la vicenda sia più o meno fasulla: quanti di noi possono affermare di non avere nulla da nascondere? E perciò, quanto siamo al sicuro? E ancora, se ci sentiamo al sicuro, non è forse solo per un eccesso di mera pigrizia da parte nostra (la stessa di cui si accusa a un certo punto il protagonista, dopo che ha scoperto le mille magagne della sua idilliaca relazione virtuale)? Nettamente diviso in tre parti, “Catfish” concentra nella terza parte – quella del viaggio a Ishpaming, Michigan, alla ricerca di Abby, Megan e Angela – momenti di sincera pena e riflessione anche profonda, chiamando in causa noi stessi come primi “falsari” delle nostre vite – magari inconsapevoli, magari in buona fede, ma pur sempre taroccatori. E tutto per qualche “I like” in più.

Voto: 7,5

P.S. Un doveroso ringraziamento a Roberto Tallarita e a tutti gli Spietati.it, che hanno recensito questo documentario segnalandolo tra i film “invisibili” della stagione 2010-2011 (quelli, cioè, che non vedremo mai da noi, forse neanche in DVD) e si confermano perciò per distacco il miglior sito italiano di cinema. Quanto a voi, “Catfish” è reperibile in un attimo con Torrent et similia e, in attesa dei sottotitoli in italiano, si lascia facilmente seguire anche con quelli in inglese. Passate parola.

Annunci