Il direttore di un ufficio postale di Usmate (Milano) cerca con la frode di ottenere il trasferimento nel capoluogo e per punizione viene spedito a Castellabate (Napoli), come nemmeno nel peggiore dei suoi incubi.
La timeline su cui si muove il cinema italiano dev’essere ben curiosa: sembrano passate solo due settimane da quando Totò e Peppino sono sbarcati alla stazione di Milano in cappotto e colbacco, ed ecco che Claudio Bisio gli restituisce la visita. Si rimane abbastanza disorientati davanti a “Benvenuti al Sud”, rifacimento un po’ all’acqua di rose di un grande successo di pubblico in Francia (“Bienvenue chez les Ch’tis”, in cui le popolazioni rozze e arretrate sono quelle del Nord del Paese), cui è pressoché identico, dunque l’adattamento non deve aver portato via più di un pomeriggio a Massimo Gaudioso (che aveva firmato il copione di “Gomorra”, è bene ricordarlo). Si rimane disorientati perchè sembra un film inscritto in un universo spazio-temporale parallelo in cui l’unico segno di modernità è un improbabile navigatore che calcola percorsi alla velocità della luce, in cui non c’è traccia di disoccupazione né di criminalità né di qualsivoglia conflittualità socio-culturale (le code sulla Salerno-Reggio Calabria si risolvono in un’allegra caciara con annesso trenino collettivo!), e le uniche tracce d’immigrazione sono nell’elenco dei nomi sul citofono snocciolato con preoccupazione da Angela Finocchiaro mentre cerca un appartamento a Milano (ma in compenso è il festival del product placement). Se fossimo di cattivo umore lo stroncheremmo come probabilmente merita, osservando che neanche ai tempi di Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida ci si osava avventurare in messe in scena così smielate e spudorate del mondo che ci circonda. Ma alla fine siamo italiani, siamo gente di cuore (con la o chiusa), chist’ è ‘o paes do sol’ e dunque tributiamo il giusto applauso al sempre brillante Bisio e facciamo i complimenti persino ad Alessandro Siani, molte altre volte (parere personalissimo) al limite della soglia di tolleranza. Ha incassato 30 milioni di euro. Sono ovviamente in corso le riprese del sequel, che sarà ambientato a Lodi e – con uno sforzo di originalità pari a quelli del nero del Miglio Verde quando guariva la gente malata di tumore – sarà intitolato “Benvenuti al nord”.

Voto: 5+