Partiti per una vacanza in Vietnam, i coniugi Philip e Carol Greenberg affidano la casa e il cane a Roger, fratello di Philip con un passato in ospedale psichiatrico e ora alle prese con una lenta e costante riabilitazione.
Brillantissimo sesto film di Noah Baumbach, già messosi in luce con i precedenti “Il calamaro e la balena” e “Il matrimonio di mia sorella” (da noi passato praticamente inosservato), che vi consigliamo caldamente di recuperare. Specialista delle sfumature e dei mezzi toni, Baumbach scrive e dirige un film che non ha furbizie e non fa nulla per accattivarsi facili favori, ma conquista alla distanza con la sincerità della sua sceneggiatura e l’autenticità di tutti i personaggi. Con i piedi ben piantati nel presente, Baumbach racconta i diversi tipi di solitudine che affliggono l’uomo medio contemporaneo, da quella volontaria e consapevole di Florence a quella “forzata” dell’agorafobico Roger Greenberg (un Ben Stiller assai sorprendente, alla miglior interpretazione della carriera, come già era successo a Jack Black ne “Il matrimonio di mia sorella”). Greta Gerwig, incantevole nel ruolo di Florence, è una rivelazione. Dialoghi di seta di stampo carveriano e colonna sonora di gran pregio. Titolo italiano come sempre fuorviante, per attirare (invano) al cinema qualche spettatore poco informato convinto di andare a vedere la solita commediola con Ben Stiller.

Voto: 7+

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