Il detective John Hobbes arresta e fa condannare a morte il serial killer, che prima di morire gli sussurra una frase in aramaico e gli dà un indizio incomprensibile. Qualche giorno dopo, i delitti riprendono a fioccare…
Uno dei primi e più felici esempi di thriller satanico, sotto-genere che si diffuse a macchia d’olio a fine anni ’90, quando il cambio di millennio autorizzava e faceva da detonatore alle paure più ancestrali. C’è un Denzel Washington di efficacia prussiana, un regista (Gregory Hoblit, già segnalatosi due anni prima con l’apprezzabile “Schegge di paura”) che conosce la materia e la governa senza effettacci, un buonissimo cast di contorno (in cui spicca ovviamente John Goodman). Il copione e il tono generale non si lasciano travolgere dal soprannaturale ma si mantengono razionali e – per quanto si stia comunque parlando di un poliziesco in cui il colpevole è un Angelo Sterminatore – persino credibili. Se da un lato è avvincente la caccia a un serial killer praticamente impossibile da sconfiggere (a meno che…), dall’altro bisogna comunque ammettere che lo sceneggiatore Nicholas Kazan (figlio di Elia) ha avuto le mani parecchio libere. Soundtrack più che pregevole con “Time is on my side” e “Sympathy for the Devil” dei Rolling Stones.

Voto: 7-