Svezia, anni ’80: un timido 12enne tormentato dai bulli rimane affascinato dalla nuova vicina di casa sua coetanea, fino a scoprire che, dietro i suoi strani e ombrosi comportamenti, si nasconde una natura da vampira.
Come sono diversi e appassionanti i teen movie all’europea, se non altro perché orgogliosamente diversi dal Modello Unico Americano, conformista e fastidiosamente pruriginoso, che ha attecchito ormai da anni ahinoi anche a queste latitudini. “Lasciami entrare” è il film d’esordio al cinema del 43enne svedese Tomas Alfredson, un passato da regista televisivo prima di questo grande successo che è stato notato anche da Hollywood (è uscito il 30 settembre “Blood Story”, remake dichiarato a opera di Matt Reeves, quello di “Cloverfield”). Le cadenze sono più gelide e rilassate, il riferimento a Bergman è fin troppo ovvio e stucchevole ma i frequenti simbolismi e l’atmosfera di sospesa magia sembrano proprio andare a parare in quella direzione. Nella costruzione dell’inquadratura e del meccanismo di suspense, spesso impeccabile, sembra invece di rivedere il Michael Haneke più limpido. Quanto al tocco personale, Alfredson se lo riserva nelle improvvise e terrificanti esplosioni horror, la cui (presunta) efferatezza stilistica è necessaria e finanche benvenuta, se serve a fare da controcanto alla delicata e dolcissima storia d’amore e di sangue dei due giovani protagonisti. Tanti momenti incantevoli di durata variabile, dalla sequenza lunga (la scena del primo delitto, la morte dell'”accompagnatore”) al singolo frammento (l’immagine incongrua della mutilazione genitale di Eli). Si può dunque fare horror d’autore con pretese addirittura formative? Certamente sì. Chi, avendoli visti entrambi, gli preferisce “Twilight” ha solo da vergognarsi.

Voto: 7,5

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