Dopo una delusione d’amore, Checco lascia il paesino natìo di Polignano a Mare (Bari) per cercare fortuna a Milano.
Sulla scia del grande successo televisivo del personaggio di Checco Zalone, ecco il passaggio sul grande schermo, ormai una tappa obbligata. Tralasciamo la sceneggiatura stantia (firmata Gennaro Nunziante, un tempo – intorno agli anni ’90 – autore di brillanti sketch comici e satirici sulle reti locali pugliesi), florida di battute muffose, fondate per il 90% su giochi di parole e strafalcioni verbali del Nostro Eroe, di situazioni comiche vecchie come il cucco (l’equivoco calce-cocaina nel bagno della festa: cfr. “Johnny Stecchino” 1991, con effetti ben più dissacranti), di passaggi logici inesistenti (l’impresario accetta di far esibire Checco nel suo locale senz’aver neanche ascoltato il CD!). La tralasciamo ma non dovremmo, perché in un film comico la sceneggiatura è tutto (o almeno dovrebbe; vent’anni di micidiali cine-panettoni hanno fatto il loro sporco lavoro, in questo senso); comunque, la lasciamo stare.
C’è però, esibita in bella mostra, quest’esaltazione dell’omofobo-razzista-ignorante che viene innalzato a eroe positivo che “sconfigge i pregiudizi”. Un eroe che vellica il pubblico più becero e assuefatto con ripetute strizzatine d’occhio (Checco fa l’offeso con la ragazza che lo rifiuta: “Sei troppo colta!”). Tranquillo, o popolo: Checco è “come voi”, è solamente un personaggio buffo e un po’ tamarro, e come tale ottiene il tanto atteso successo. Senz’alcun talento né motivo, senza migliorare né maturare, viene assoldato in un talent-show (come se la TV fosse l’unico traguardo interessante per un musicista) e conquista il cuore dell’amata (Giulia Michelini, tanto caruccia quanto insopportabile) fino a sposarla, dopo che costei si è finalmente accorta di quanto è palloso e polveroso l’intellettuale di cui era invaghita. Si viene quasi da simpatizzare per la Lega – e non è facile, vi assicuriamo – per il modo macchiettistico in cui è ritratto il personaggio del povero Ivano Marescotti. Si dirà: è satira! Rispondiamo noi: è paraculaggine della peggior specie, quella legata a bassi interessi economici, adeguatamente foraggiati da Medusa con una distribuzione-monstre. Incassi favolosi in tutta Italia.

Voto: 0,5

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