In un casinò di Las Vegas gestito all’antica dal suo dispotico direttore, un “cooler” (mestiere che consiste nell’interrompere il flusso di energia positiva dei giocatori vincenti con la sola presenza al tavolo; in sintesi, un porta-sfiga) s’innamora di una bella cameriera e vorrebbe darci un taglio.
Secondo film del sudafricano Wayne Kramer, che ottenne un buon successo al Sundance Film Festival 2003 e arrivò a ottenere addirittura una nomination all’Oscar (per Alec Baldwin, attore non protagonista). Noir crepuscolare di piccolo cabotaggio in cui il Caso non è solo il motore, ma anche l’insolito punto di partenza, incentrata sulla bizzarra figura professionale che dà il titolo alla pellicola. Copione corretto (firmato da Kramer e da Frank Hannah), tutto virato sul nostalgico. Come nell’affine “Sydney” (Paul Thomas Anderson, 1996), le atmosfere contano più della trama. Fa strano vedere William H. Macy, il caratterista per eccellenza del cinema americano contemporaneo, in un ruolo da protagonista che lo vede un po’ fuori parte; se la cavano meglio i comprimari Maria Bello (due anni prima di essere scoperta da Cronenberg) e appunto Baldwin, meno bolso e più energico del solito.

Voto: 6

(Ha detto William H. Macy: “Quando abbiamo portato il film nei festival europei, tutti discutevano della sceneggiatura e dei personaggi. Quando l’abbiamo portato in America, tutti non facevano che parlare di quanto stava bene Maria Bello nelle sue scene di nudo”)