Un uomo e una donna perdono il loro unico figlio, caduto accidentalmente dalla finestra, mentre stanno facendo l’amore. La donna viene travolta dal dolore e dal senso di colpa e spetta al marito, stimato psichiatra, cercare di guarirla. La soluzione potrebbe essere farle elaborare il lutto portandola nel luogo che più le fa paura, un rifugio in un bosco sperduto in cui lei ha scritto una tesi di laurea sulla persecuzione delle streghe.
“C’è stato un periodo della mia vita, durato circa due mesi, in cui non facevo altro che starmene a letto a fissare il muro”. Uno dei vantaggi di fare a cinema è poter trovare, nella propria arte, un rimedio per i mali privati e strettamente personali. Domanda: perché la via d’uscita dalla depressione di Lars von Trier dovrebbe interessare lo spettatore? Perché, al di là delle dichiarazioni vanitosamente provocatorie (“Il mio è un horror pornografico”, vabé) a uso e consumo delle conferenze stampa, “Antichrist” è un film sentito, autentico, una volta tanto profondamente sincero nella sua messa in scena brutale e senza sconti dei veri demoni che interessano al regista danese, di cui sono note le sue idee fermamente anti-religiose. Von Trier s’impone da subito un rigore formale che si riflette anche nella sostanza e nella rappresentazione, spartana e teatrale, umilissima nei vestiti, negli arredi, negli oggetti di scena. Un punto di partenza necessario per regredire credibilmente – e noi con lui – al Medioevo del pensiero, in quella condizione umana propria di chi è depresso, dove il mostro è in grado di tiranneggiare, date le nostre debolissime difese. Naturalmente non c’è alcuna volontà di affrontarlo né tantomeno alcuna pretesa di sconfiggerlo (il personaggio di Willem Dafoe, che si sforza per tutto il film di mantenere un punto di vista razionale, si rivela ottuso e vendicativo); tutto non fa che volgere al peggio, è un piano inclinato in cui saltano i nervi e poi via via tutto il resto, fino alle coordinate spazio-temporali più elementari. Ma se siete disposti a visitare l’abisso per un centinaio di minuti, la visione di “Antichrist” potrà risultarvi persino terapeutica. (Dedicato ad Andrej Tarkovski con presunzione squisitamente à la Von Trier, dacché l’arroganza e la supponenza – evidentemente – sono anch’esse parti indissolubili della natura umana.)

Voto: 7,5

(Eva Green fu presa in considerazione per il ruolo di protagonista, ma rifiutò)
(I disegni astratti che compaiono all’inizio di ogni capitolo sono opera dell’artista danese Per Kirkeby)
(Lars Von Trier: “Ho dato il meglio di me per fare un horror ma non ci sono riuscito, esattamente come volevo a tutti i costi fare un musical ma ho girato “Dancer in the Dark”)