Budapest: due commessi di un negozio di articoli da regalo si amano per corrispondenza ma si trovano insopportabili di persona. Ma naturalmente, la loro relazione epistolare dovrà pur trasformarsi in qualcosa di meglio…
Dalla pièce “Parfumerie” dell’ungherese Miklos Laszlo. Grande classico della screwball comedy hollywoodiana nonché uno dei film più noti e cristallini di Ernst Lubitsch, penalizzato nella versione italiana da uno strambo doppiaggio con marcata inflessione americana (specialmente nel personaggio di James Stewart). Gli incroci fortuiti, gli equivoci, l’amore e tutti gli altri buoni sentimenti; ma anche una malinconia esistenziale di fondo (la scena del tentato suicidio del signor Matuschek è un momento straniante e quasi disturbante, che oggi difficilmente troverebbe posto in una qualsiasi produzione americana) e un malessere “sociale” facilmente adattabile ai giorni nostri, con lo spettro della disoccupazione che aleggia anche nell’isola felice di una commedia sentimentale. Una batteria di ottimi caratteristi al servizio di una sceneggiatura meno scoppiettante del solito, ma di danubiana solidità nel costruire i due personaggi principali e renderli credibili anche senza battute da copertina (la scena al tavolo del caffé). Il film più importante della sfortunata Margaret Sullavan, attrice dalla breve carriera che soffrì a lungo di disturbi uditivi e depressione fino a morire nel 1960, per overdose di barbiturici. Nel 1998 fu omaggiato di un remake non dichiarato ma evidentissimo, quel “C’è posta per te” in cui Meg Ryan e Tom Hanks s’innamorano via e-mail.

Voto: 7,5

Annunci