Il ricercatore Eddie Jessup conduce su sé stesso esperimenti estremi in cui, privandosi di ognuno dei cinque sensi, cerca di giungere fino alla propria coscienza, nel tentativo di risalire alla propria origine e a quella dell’uomo stesso.
Da un romanzo di Paddy Chayefsky a sua volta ispirato alla vita dello psichiatra statunitense John Lilly, inventore della vasca di deprivazione sensoriale di cui il protagonista del film fa largo uso. Film perturbante e complesso, cronenberghiano quasi ancora prima di Cronenberg (questo dovrebbe chiarire quanto grande è stato Ken Russell, maestro britannico degli anni ’60 e ’70 scomparso pochi giorni fa), aderisce perfettamente ai canoni estetici prediletti dall’autore e si lancia – ovviamente invano – nella sfida impossibile di rappresentare in immagini tutto l’esistente. Il punto di vista di Russell rimane un po’ ondivago, incerto sul da farsi, affascinato dalle opportunità a disposizione del suo talento visionario, ma timoroso di sbilanciarsi in una radicale riscrittura della storia dell’uomo e delle potenzialità della sua mente, tipica di una controcultura di cui in fondo non ha mai fatto parte. Rimane perciò sulla soglia e si accontenta di essere un film di sicuro impatto visivo, bello da vedere e dagli orizzonti non così vertiginosi. Film d’esordio di un energico e convincente William Hurt, nel cast c’è anche una piccola Drew Barrymore nel ruolo della figlia minore del protagonista.

Voto: 7=