In vacanza a Parigi con la fidanzata, uno sceneggiatore americano con frustrate velleità di scrittore si lascia catturare dal fascino notturno della città. E inizia a fare strani incontri…
41° film di Woody Allen, il primo interamente ambientato a Parigi (dopo l’inserto di “Tutti dicono I love you”). Rimane il riserbo sulla vena creativa di un regista che si ostina a girare un film all’anno dal 1982, ma come e dove trovare difetti in “Midnight in Paris”? Film lieve, elegante, perfettamente illuminato dalle luci (fotografia di Darius Khondji) della più alleniana delle capitali europee. Favoletta fantasy come tante altre nella carriera del regista: la mente va automaticamente a “La rosa purpurea del Cairo”, ma a pensarci meglio è più affine agli aneddoti nostalgici di “Radio Days”, rispetto al quale i protagonisti di un’infanzia vengono sostituiti dai modelli morali e culturali di tutta una vita. Anche per questo si potrebbe considerarlo il film-epitaffio di Allen, se non fosse che con lui abbiamo già usato troppe volte questa formuletta; di sicuro, però, il pessimismo e le malinconiche teorie sul caso vengono riposte in un cassetto per abbandonarsi a una tenera ed edificante nostalgia con incorporata morale neanche così scontata. La caccia al personaggio famoso viene inscenata senza saccenterie né didascalie, nel giusto modo che aiuta lo spettatore a coltivare l’illusione di essere colto. Parata di divi in libera uscita (ma ruba la scena l’Ernest Hemingway di Corey Stoll) tra cui la première dame Carla Bruni, alla quale Allen rifila perfidamente un modesto ruolo da guida turistica. Gli si renda infine merito: è il primo film francese da tanto tempo in cui non ci si ritrova tra i piedi Vincent Cassel.

Voto: 7+

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