New York, al giorno d’oggi: un vecchio e logorroico misantropo s’imbatte per caso in una sciacquetta scappata di casa. La educa, ne diventa pigmalione, la sposa. E poi ancora…
Il film più saggio, edificante e illuminato tra i tanti (troppi?) della vecchiaia cinematografica e privata di Woody Allen, che tra stanchi remake di sé stesso e improbabili spot a favore del turismo in Catalogna ha infilato nel 2009 questo gioiellino, scritto nel 1977 e riportato in auge trent’anni dopo senza perdere un grammo di brillantezza. Pur non allontanandosi di un passo da ciò che è stato, e anzi autorizzando i suoi spettatori più affezionati alla caccia all’auto-citazione in due scene su tre (“La rosa purpurea del Cairo”, “La dea dell’amore”, “Broadway Danny Rose”, eccetera eccetera), “Basta che funzioni” ha un equilibrio e una verve che sembravano ormai aver abbandonato da tempo la mente del Nostro, rinverdendo i fasti delle sue commedie moraleggianti anni ’80: posto che la vita non ha senso e non ha senso neanche cercarne il senso, è davvero un piacere assistere a un elogio del “carpe diem” così convinto e brioso. Film molto parlato e poco dinamico, è come un vecchio teatrante che intrattiene il pubblico per un’ora e mezza standosene seduto su un divano, con la sola forza della sua capacità affabulatoria. Ma c’è di più: attraverso l’autenticità dei personaggi e la franchezza dei loro dialoghi, è un’opera che trasmette sincerità e fa del bene a chi la guarda. Allen trova un perfetto alter ego in Larry David, comico televisivo celeberrimo negli USA per “Seinfeld”, sit-com di grande successo negli anni ’90; ne è ottima spalla Evan Rachel Wood. Il geniale spunto comico sulla filastrocca “Tanti auguri a te”, straordinario, dà la paga alle tante presunte gag delle commedie contemporanee made in USA.

Voto: 7,5

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