Attorno all’ippodromo romano di Tor di Valle brulica un microcosmo di varia umanità, dallo spiantato indossatore Mandrake al disoccupato Er Pomata. Tutti sono giocatori incalliti, disposti a sacrificare affetti e lavoro sognando il grande colpo che li renda milionari, finché un giorno…
Grande classico del cinema popolare italiano a firma Steno, assurto negli anni al rango di cult grazie ai ripetuti passaggi televisivi e al passaparola tra giovani e giovanissimi. Qualche merito ce l’ha: è ancora fresco e pimpante, ha un ritmo e una progressione invidiabili per molte commedie coeve e anche successive, nonché un’allegria piuttosto insolita all’interno del decennio più cupo della nostra storia. Omaggio ingenuo, sincero e appassionato al mondo delle corse dei cavalli, ultimamente caduto in disgrazia ma assai prospero tra gli anni ’60 e ’70, con battute e personaggi che hanno fatto epoca al di là dei loro meriti effettivi. Uno degli ultimi successi comici a possedere ancora una certa cura e un certo stile, per esempio nelle suggestive scene in esterna immerse nella Roma di trent’anni fa, prima della venefica ondata trash che travolse e abbrutì il cinema italiano di cassetta nei dieci anni successivi. Ha avuto nel 2002 un sequel di discreto successo (“Febbre da cavallo – La mandrakata”) scritto e diretto da Carlo ed Enrico Vanzina, figli raramente all’altezza dell’illustre padre.

Voto: 6,5