Dopo la morte della madre, Joshua va a vivere dalla nonna che abita con i suoi tre figli: Andrew, un rapinatore braccato dalla polizia, lo spacciatore Craig e Darren, il più giovane e ingenuo. Non facilissimo sopravvivere.
Ispirato a un vero fatto di cronaca risalente al 1988 nel mondo della criminalità di Melbourne, è l’opera prima del 38enne David Michod, acclamato in patria e coperto di riconoscimenti un po’ dappertutto (fino addirittura alla nomination all’Oscar come attrice non protagonista per la “madre coraggio” Jacki Weaver). Un po’ per spirito anticonformista un po’ perché ci crede, la via australiana al crime movie è lontana mille miglia dalle convenzioni del genere, stabilite dagli americani ed esportate in tutto il mondo: con grande risparmio di inseguimenti, sparatorie e altre efferatezze, Michod batte la strada dell’indie puntando tutto sull’introspezione e sulla più che problematica convivenza tra morale, devozione alla famiglia e istinto di sopravvivenza (echi di “Fratelli” di Abel Ferrara). Risultato più che discreto con qualche asperità in fase di scrittura e di regia, dove di concessioni all’estetica e parentesi umoristiche à la Scorsese ce ne sono ben poche, ed evidenti mancanze di casting, visto che nessuno dei protagonisti maschili riesce a rubare la scena alla già citata Weaver. Ma è un film intenso, teso, moralmente ineccepibile, basato su un rigore formale che fa attendere con curiosità i futuri lavori di Michod.

Voto: 6,5