Gennaio 1944: al Collegio di Fontainebleau, gestito dai Carmelitani Scalzi, le giornate dei bambini scorrono lente e monotone tra scherzi, litigi e libri proibiti letti di nascosto. Fuori, c’è la guerra.
Così semplice e dignitoso, così straziante e universale, il finale di “Au revoir les enfants” si staglia su tutto il resto del film – ordinato e commosso anche se piuttosto convenzionale, omaggio pedissequo di Louis Malle al cinema dell’infanzia di François Truffaut – per brillare di luce propria e rimanere impresso per sempre, non solo limitatamente ai film che in tutti questi anni hanno affrontato il tema dell’Olocausto. La sconfitta della ragione e della dignità umana passa attraverso l’ineffabile ufficiale della Gestapo che spiega a dei bambini impietriti e intirizziti perché i tedeschi sono meglio dei francesi, perché sono più “disciplinati”. Leone d’Oro al Festival di Venezia 1987, ispirato ad alcuni episodi vissuti da piccolo dal regista (che li fisserà anche su carta nel 1993 con un romanzo omonimo), è uno dei migliori film didattici sul tema; privo di orpelli e di virtuosismi, completamente dedito alla causa della Memoria, simboleggia senza una parola di troppo la fine dell’innocenza e l’inizio dell’età adulta, quando si inizia fare i conti con concetti inconcepibili come il tradimento, la tirannia, la prepotenza di uomini su altri uomini; quando ci si accorge che un solo sguardo può fare molto più male di tante zuffe allegramente furibonde consumate nel cortile di un oratorio.

Voto: 7+