A Ginevra il vecchio e malandato maestro Akiva Liebskind sfida il giovane e arrogante allievo Pavius Fromm per il Campionato del Mondo di scacchi. Entrambi russi, ma molto diversi: uno è l’uomo del Cremlino, l’altro è un dissidente da anni in esilio a Ovest.
Produzione franco-svizzera e opera prima del parigino Richard Dembo (che scivolerà presto nel dimenticatoio): nel 1984 vinse addirittura l’Oscar per il miglior film straniero, osannato oltre i suoi meriti in piena epoca reaganiana. Dramma con venature thriller (specialmente attorno alla scacchiera), scritto con perizia, buon uso della tensione e una certa pulizia, anche se diretto in modo non certamente indimenticabile. La sfida attoriale viene stravinta dal solito impeccabile Michel Piccoli, che sovrasta il giovane Alexandre Arbatt, attore franco-moscovita a tratti insopportabile. La vicenda raccontata è di fantasia ma si ispira alla memorabile sfida tra l’ultra-sovietico Anatoly Karpov e l’ebreo russo Viktor Korchnoi, andato in scena a Baguio City (Filippine) nel 1978: durò tre mesi, terminò 6-5 per Karpov e ci vollero 32 partite (di cui 21 patte), con un infinito corollario di reclami, proteste e situazioni bizzarre (come l’episodio dell’ipnotista, qui fedelmente riportato). Il titolo originale (“La diagonale du fou”) gioca sul doppio significato della parola “fou” in francese: non solo “pazzo”, ma anche “alfiere”.

Voto: 6,5