Un anno nella vita del professor Paul Ashworth – no, meglio: una stagione calcistica nella vita del professor Paul Ashworth. Ma non una qualsiasi; precisamente, LA stagione 1988-89.
Dall’omonimo romanzo di Nick Hornby. Probabilmente il più bel film mai realizzato su quello è che altrettanto probabilmente lo sport più bello del mondo, fortemente debitore a una realtà romanzesca che in quella primavera del 1989 superò di gran lunga l’immaginazione del più fervido degli sceneggiatori: prima la più grande tragedia della storia del calcio inglese (consumatasi a Hillsborough, Sheffield il 15 aprile), poi il crollo sportivo dell’Arsenal che non vinceva il titolo da 18 anni e infine l’incredibile epilogo ad Anfield Road, con il gol decisivo segnato a tempo scaduto da Michael Thomas (in Italia accadde qualcosa di simile solo nel 1973, con il gol di Cuccureddu a 3 minuti dalla fine del campionato che diede lo scudetto alla Juventus mentre il Milan crollava nella fatal Verona). Terminato il necessario excursus sportivo, resta da parlare del film: “Febbre a 90°” è un piccolo film senza pretese, girato con pochi mezzi e grammatiche televisive, ma comunque sincero e appassionato, genuino fino a diventare naif, con un Colin Firth impagabile e tanti bravi attori di contorno (a cominciare dall’amico Mark Strong, visto nel recentissimo “La talpa”). E’ un lungo sogno sul pallone come dovrebbe essere, passionale e affidabile compagno di viaggio con cui crescere e in cui rifugiarsi all’occorrenza, stagione dopo stagione. Messaggio di fondo banale ma inattaccabile: non è mai finita finché non è finita. Film di culto per tutti gli appassionati di calcio, che si ritroveranno ad annuire istintivamente in molti passaggi, a cominciare dalla reazione rabbiosa riservata alla più insensata delle frasi: “E’ solo un gioco”.

Voto: 7