Un disc-jockey spiantato e un pappone di piccolo cabotaggio finiscono per vie traverse in prigione nella stessa cella, dove fanno conoscenza con uno strampalato italiano dietro le sbarre per omicidio.
Una delle opere più famose e antonomastiche dello statunitense Jim Jarmusch, vate della scena underground americana: l’incontro con Roberto Benigni al Festival di Salsomaggiore dell’anno prima è la molla che fa scattare un’amicizia e un sodalizio artistico che durano ancora oggi. Film squinternato, senza storia e senza ritmo, in cui il concetto d’evasione va oltre il significato letterale e diventa fuga dalla realtà, dalla logica, dal cinema convenzionale: uno scenario in cui ovviamente sguazza un Benigni a briglia sciolta che coinvolge e trascina anche l’ingessata coppia John Lurie-Tom Waits (due musicisti prestati al cinema). Lo sgangherato anglo-italiano del comico toscano raggiunge vette altissime (“The boat is finished!”), incoraggiato da un copione che lascia ampia improvvisazione ai tre interpreti. Suggestiva fotografia in bianco/nero di Robby Mueller, tra i collaboratori più fidati di Wim Wenders. Dedicato a Pascale Ogier, giovane attrice francese di belle speranze morta d’infarto nel 1984 alla vigilia del suo 26° compleanno, e a Enzo Ungari, grande uomo di cinema e “mangiatore di film” anch’egli scomparso prematuramente nel 1985.

Voto: 6+