Londra 1880: alle prese con i problemi di infelicità e isteria delle sue molte pazienti, un giovane medico scopre che la soluzione è a portata di dita.
Terza regia della statunitense Tanya Wexler, a dieci anni di distanza dalla precedente (“Ball in the House”, 2001). Filmetto davvero innocuo e leggero, ben lungi dal poter diventare un “caso” o uno “scandalo” come qualche gazzetta aveva inutilmente cercato di far credere (che tempi). “Hysteria” è immerso dall’inizio alla fine in un pentolone di carineria da cui non riesce a emergere neanche per un attimo, accontentandosi di qualche battutina salace (niente di così originale, comunque) e due o tre gag riuscite discretamente: merito dell’immarcescibile Rupert Everett che si staglia sulla mediocrità generale anche con una particina di secondo piano. Di trasgressione e audacia neanche l’ombra: il sesso e le situazioni pruriginose che potrebbero derivarne vengono riadattate in chiave castamente inglese, quasi a mettere su una versione ottocentesca e affettata di “Quattro matrimoni e un funerale”, con il bellimbusto Hugh Dancy nel ruolo che fu di Hugh Grant e un finale sulla neve che rievoca quello piovoso del film di Mike Newell. Il proto-femminismo di cui si fa portabandiera Maggie Gyllenhaal è di somma inconsistenza. Intrattenimento buono per una serata invernale da DVD.

Voto: 5+