Amburgo: un corniciaio malato di leucemia si ritrova coinvolto suo malgrado in un intrigo internazionale che lo porta anche a improvvisarsi killer con il miraggio della guarigione. Nel frattempo, un misterioso mercante americano…
Dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith, thriller esistenziale e atmosferico diretto con grande personalità e mano sicura dal 32enne Wim Wenders, che si attirò l’attenzione di quel mondo e di quel cinema USA che non manca di omaggiare a piene mani, dalla cinefilia che attraversa il casting (spicca Samuel Fuller nel ruolo minore dell’Americano) allo stile tutt’altro che teutonico adoperato a più riprese (in alcuni passi sembra di rivedere il Friedkin de “Il braccio violento della legge”). Film spigoloso in cui l’interesse per la complicata trama scema gradualmente fino a svanire del tutto, mentre i personaggi e le ambientazioni assumono via via una consistenza solida, tridimensionale, “europea”. Sul tavolo tutti i temi più cari al regista di Dusseldorf: la morte, l’amicizia, il viaggio, il senso della vita. Molte altre volte in futuro Wenders non sarà così asciutto ed energico, scegliendo – specialmente negli ultimi anni – la via della ridondanza e della prolissità. Bravissimo Bruno Ganz; degna di nota la scena muta dell’inseguimento in metrò a Parigi.

Voto: 7-