Costretta per un weekend nell’inospitale Bodega Bay per andare dietro a un bel forestiero, la ricca e capricciosa Melania deve purtroppo fare i conti con una certa quale ostilità di corvi, gabbiani e altre creature volanti del luogo.
Dopo il successo e lo choc provocato in tutto il mondo da “Psyco” (1960), ecco la seconda escursione di Alfred Hitchcock nell’horror puro. Ancora più radicale della precedente, “The Birds” è un’opera insulsa e pretestuosa dal punto di vista della trama e della sceneggiatura, ma possiede una tecnica clamorosamente innovativa, in cui viene per esempio soppressa qualsiasi colonna sonora extra-diegetica e gli inquietanti versi degli uccellacci – creati elettronicamente con un marchingegno chiamato Trautonium – la fanno da padroni da metà film in avanti. Hitch sfoga la sua voglia di grand-guignol con un montaggio invadente e martellante e una regia che è essa stessa il film: rimangono memorabili frammenti come il macabro primo piano sul cadavere con gli occhi cavati o la soggettiva dall’alto degli uccelli che si preparano ad attaccare la città. Anche se l’origine della rabbia pennuta non viene mai spiegata esplicitamente – accrescendo grottescamente il senso di folle angoscia che incombe su tutto il film – si sprecano le allusioni e i sottotesti di natura religiosa e sessuale, incoraggiati dall’indole notoriamente puritana di Hitchcock. Il tema dell’inadeguatezza umana di fronte alla furia della natura (che qui ha tutta l’aria e le sembianze di una punizione divina, non solo perchè arriva “dall’alto”) è alimentato dalla vaga raffigurazione dei due protagonisti come personaggi dissoluti: li interpretano i maldestri Rod Taylor e Tippi Hedren, che formano una coppia di protagonisti di rara inefficacia. Caso più unico che raro di film in cui i titoli di coda – compreso il canonico “The End” – sono del tutto assenti.

Voto: 7