Eli, John, Michelle, Brittany, Nathan e Carrie vanno al liceo, esattamente come Eric e Alex.
“Ma soprattutto ci dobbiamo divertire”. Il decimo film di Gus Van Sant è un’opera di straordinaria potenza, liberamente ispirata al massacro avvenuto il 20 aprile 1999 alla Columbine High School, quando due studenti armati fino ai denti uccisero dodici studenti e un insegnante, ferendo altre 24 persone. La macchina a mano pedina i ragazzi per i corridoi del liceo e rende quietamente conto del loro banale, ordinario pomeriggio (un appassionato di fotografia che si dedica al suo hobby, due fidanzatini che fanno progetti per il weekend, tre ragazze bulimiche che vomitano dopo mangiato), prima del tremendo epilogo. Sperimentale nella forma (la totale improvvisazione, il suo lungo ed esibito “non succedere niente”) per essere indimenticabile nella sostanza, “Elephant” – titolo che allude alla metafora americana dell’elefante nella stanza: tutti lo vedono, nessuno ne vuole parlare – ribadisce l’attenzione e la sensibilità di Van Sant verso l’età dell’inquietudine. Ma a provocare il corto circuito e renderlo un film durissimo sono i contrasti stridenti e deflagranti: la quiete e la strage, la noia profonda e disperata che fa da detonatrice alla follia più insensata, l’omosessualità dei due responsabili che fa a pugni con le strampalate idee neo-naziste con cui si sono bevuti il cervello. In questo senso, vale più di mille parole l’immagine sublime e terrificante di “Per Elisa” a fare da sottofondo a uno stupido videogame. Grazie a una speciale deroga al regolamento, fu il primo film a ricevere la Palma d’Oro e il Premio della Regia a Cannes 2003.

Voto: 8