La mora Vicky e la bionda Cristina trascorrono l’estate a Barcellona. Oltre al fascino della città, dovranno fare i conti con il bel seduttore Juan Antonio e la di lui turbolenta compagna Maria Elena.
Ci manca ancora qualche pezzo per finire la collezione, ma “Vicky Cristina Barcelona” ha buone probabilità di essere il film più noioso e fastidioso dell’intera carriera di Woody Allen. Noioso perché non si ride praticamente mai e si sbadiglia non poco di fronte a un fiacco ménage à trois appesantito dalle rivedibili recitazioni dei tre divi Bardem-Cruz-Johansson; fastidioso perché si fa davvero molta fatica a credere a un Allen che a quasi ottant’anni si scopre vitalista e anti-moralista per contratto. Girato nel 2008, dunque in pieno periodo “europeo” del regista (la fuga nel Vecchio Continente è giustificata con il sempre minore appeal dei film di Allen in America; fortunatamente, il recente “Midnight in Paris” ha fatto segnare un’inversione di tendenza), VCB è più che altro un dépliant animato da Ente del Turismo, con una Spagna di cui sono continuamente esibiti i simboli (un’opera di Gaudi, un bicchiere di vino, una chitarra che suona: manca solo la corrida) per coprire un vuoto d’idee e d’ispirazione che affligge dall’inizio alla fine questo film svogliato e trascinato. Rebecca Hall porta a scuola una Scarlett Johansson esplosiva e niente più, della quale questo film svela definitivamente il bluff di fingersi grande attrice nonostante le ottime referenze alleniane; Javier Bardem va a spasso con stile per un’ora e mezza con la sua barba lunga da sette del mattino; Penelope Cruz (addirittura Oscar!) si limita al compitino della pazza e caliente di buon cuore. Qualche scorcio azzeccato, merito della fotografia di Javier Aguirresarobe.

Voto: 4,5