Figlio di un’operaia francese e di un suo collega spagnolo, Ricky è decisamente un bambino speciale.
Dal racconto “Moth” della scrittrice britannica Rose Tremain adattato dal parigino François Ozon, qui alla sua decima opera. Film inafferrabile che sfugge a tutte le convenzioni e classificazioni, partendo come un dramma proletario alla Loach e virando quindi verso il fantasy spielberghiano prima di riuscire infine a brillare di luce propria, risolvendosi in una generosa e commovente apologia della libertà, della tolleranza, della bellezza del diverso. Al netto, tuttavia, di ogni furbizia: Ozon gioca ammirevolmente a carte scoperte e – aiutato da una computer grafica insolita in un film d’autore – ci offre lo stesso intero spettro di visioni, sensazioni ed emozioni riservate ai protagonisti. Anche l’umore dello spettatore, perciò, cambia a seconda del registro del film: da “Ricky” si è nell’ordine incuriositi, spaventati, divertiti, angosciati e infine sollevati (o no?), grazie a un finale di serenità apparente che non cerca la lacrima a effetto ma, come da classico meccanismo ozoniano, instilla il germe del dubbio e costringe a ripensare al prologo. E se…? Una straordinaria Alexandra Lamy, attrice praticamente sconosciuta al di là dei confini francesi, dà vita a un bellissimo personaggio di madre.

Voto: 7,5