Nella terra di Panem il governo di Capitol City preleva tutti gli anni per sorteggio due adolescenti (un maschio e una femmina) da ognuno dei 12 distretti del Paese e li fa giocare al massacro negli Hunger Games, mega-spettacolo televisivo che serve da monito agli spettatori-cittadini che in passato hanno osato ribellarsi contro il potere.
Dall’omonimo romanzo di Suzanne Collins – ma la mente va automaticamente al giapponese “Battle Royale” (Kinji Fukasaku, 2000), che aveva una trama molto simile, a sua volta ispirata a un romanzo di Koushun Takami. Clamoroso successo ai botteghini americani, dove ha incassato ad oggi oltre 150 milioni di dollari; regia affidata al 55enne Gary Ross, che noi preferiamo ricordare per aver firmato l’indimenticabile “Pleasantville” (1998). Esempio di fantascienza apparentemente “adulta” (non mancano elementi di satira sociale nella rappresentazione di un Paese virtuale in cui l’autorità politica è del tutto assente, sostituita da un agguerrito pool di autori e produttori televisivi) che tuttavia cerca subdolamente il consenso di un pubblico composto in gran parte da teneri teen-ager occidentali, svelando così l’esistenza di una doppia morale piuttosto sgradevole, soprattutto a mente fredda. Il film non è visivamente molto originale nel mettere in scena l’abusato cliché dello scenario post-atomico (citazione per citazione, vengono in mente certe allucinazioni futuristiche di Paul Verhoeven, “Starship Troopers” su tutte), ma possiede un innegabile carisma nell’accattivare lo spettatore e coinvolgerlo in un futuro distopico e dispotico che spreca le sue molte potenzialità proprio sul più bello, quando si piega alle ferree leggi del blockbuster e si umilia in un finale pasticciatissimo che altro non è che la telefonata anticipazione dell’immancabile sequel. Alcune sequenze d’azione sono di prim’ordine, come il “fischio d’inizio” dei giochi o l’avvelenamento da vespe. La nuova star è la 21enne Jennifer Lawrence, bambolotta di espressività rivedibile già vista all’opera due anni fa in “Un gelido inverno”; tra i comprimari spiccano il presentatore Stanley Tucci e l’imprevedibile cammeo di Lenny Kravitz. Sarà anche moralismo d’accatto, ma un film che elegge a eroi positivi degli adolescenti che uccidono a sangue freddo dei loro coetanei merita almeno un’alzata di sopracciglio.

Voto: 5,5