Nel 1956, all’apice della propria carriera, Marilyn Monroe vola a Londra per girare “Il principe e la ballerina” insieme al declinante Laurence Olivier. E’ lì che conosce il giovane Colin Clark, mestiere terzo assistente alla regia.
Dall’omonimo romanzo autobiografico di Colin Clark e prodotto da Harvey Weinstein e soci, che dopo “Il discorso del re” proseguono nel filone delle storie romanzate sui personaggi famosi. Il cinema continua a parlare di sé stesso ma questa volta risulta un po’ più sopportabile del solito, grazie al tenero e gustoso versante aneddotico e al fascino che sfida il tempo della signora Norma Jeane Baker. Classico intrattenimento di stampo britannico per spettatori nostalgici o semplicemente agé, ha il suo miglior pregio in una certa grazia malinconica da pomeriggio autunnale. Peccato non aver approfondito meglio il contrasto tra la parabola discendente del grande Olivier e la solo apparente ascesa di Marilyn, attesa di lì a soli sei anni a una morte ancora avvolta nel mistero, che naturalmente contribuì a farla diventare una leggenda, mito ormai sempre più maschile e sempre meno femminile. Cast impeccabile dove brillano una Michelle Williams (premiata col Golden Globe) bravissima a non scivolare mai nella maniera e un Kenneth Branagh solidissimo nonostante il copione gli imponga un Laurence Olivier-macchietta che cita Shakespeare a ogni pié sospinto; c’è anche Emma Watson in una delle sue prime (non indimenticabili) prove post-Harry Potter.

Voto: 6,5

(Nel ruolo di Vivien Leigh fu scritturata Julia Ormond, dopo i rifiuti di Catherine Zeta Jones e Rachel Weisz)
(A differenza di Michelle Williams, in carriera Marilyn Monroe non fu mai candidata all’Oscar)
(Gli appunti scritti da Arthur Miller e letti da Marilyn riguardano probabilmente l’inizio della sua opera teatrale “After the Fall”, in cui compare un personaggio che è la parodia della Monroe)