1980: ritiratosi dopo una carriera da sicario a pagamento, il killer Danny è costretto a tornare al lavoro dopo il rapimento del suo fraterno amico Hunter ad opera del sultano dell’Oman; per farlo tornare in libertà, deve trovare e fare fuori tutti gli assassini dei tre figli del sultano, uccisi dai SAS (i Servizi Aerei Speciali britannici) durante la guerra dell’Oman. Ma a vegliare su di loro ci sono i “Feather Men”, una squadra clandestina incaricata di difendere proprio i SAS, e insomma, la questione si complica…
Opera prima del regista nordirlandese Gary McKendry, che si era messo in luce nel 2005 con il documentario “Everything In This Country Must”, che aveva anche ottenuto una candidatura all’Oscar. Il suo debutto nella fiction non fa sperare in un futuro brillante, vista la scarsa originalità dello stile e un massiccio ricorso al montaggio nelle scene d’azione, solitamente tratto distintivo dei registi mediocri. Tratto dall’omonimo libro di Ranulph Fiennes, ex SAS che nel 1991 denunciò pubblicamente i crimini di una guerra all’Oman mai uscita allo scoperto, il film potrebbe avere un potenziale molto interessante; ma l’uso che McKendry e lo sceneggiatore Matt Sherring fanno di un materiale così scottante non è esattamente memorabile, limitandosi a banalizzare con una scrittura per cliché (l’amicizia virile, l’eroe costretto all'”ultima missione”, la bella innamorata che aspetta…) tutti gli elementi narrativi sparsi sul tavolo. Perso ben presto il filo del discorso (del quale, in fondo, a chi importa?), “Killer Elite” si risolve nel più trito e prevedibile degli action-movie, più attento alla singola sequenza che al quadro complessivo, con la ricostruzione dei primi anni ’80 che non va oltre qualche giubbotto di pelle e tre o quattro auto d’epoca. Perciò adeguiamoci e comportiamoci allo stesso modo, lasciando perdere il contesto e concentrandoci sui personaggi e sugli attori: seppur caricato di una psicologia da cartone animato, il villain Clive Owen si fa decisamente preferire rispetto al merluzzone Jason Statham, mentre la presenza del povero Robert De Niro fornisce un ulteriore spunto di riflessione sul declino forzato dei vecchi miti di Hollywood.

Voto: 5