Il fragilissimo e indifeso Spider è ricoverato in uno squallido ospedale psichiatrico alla periferia di Londra, dove si cerca una cura ai suoi traumi infantili che hanno dato origine a una grave forma di schizofrenia.
Uno dei film più piani e classici di David Cronenberg, dominato da una paradossale quiete di fondo che entra subito in conflitto con la guerra interiore del protagonista, provocando in noi e in lui un’angoscia davvero spontanea. Tratto dall’omonimo romanzo di Patrick McGrath (che ne ha anche curato la sceneggiatura), è un dramma edipico più che classico nella sostanza ma invero disturbante nella forma, dove un Cronenberg più coinvolto e suggestivo del solito non spreca un respiro più del necessario per rappresentare la deriva mentale di Spider con momenti di meravigliosa asciuttezza, aiutato in questo anche da un impeccabile Ralph Fiennes. I tocchi d’autore, così evidenti e invadenti altre volte, rimangono così sotto traccia, offerti sottovoce allo spettatore come nel bellissimo frammento del vetro che, una volta ridotto in frantumi, assomiglia a una tela di ragno. Abbiamo scritto che è un Cronenberg particolarmente coinvolto e lo ripetiamo, anche per la strettissima fedeltà al tema della malattia mentale (schizofrenia paranoica, per l’esattezza) e per l’umiltà con cui si appoggia al testo originale. Assurta a notorietà nei primi anni ’90 per un paio di notevoli interpretazioni in film come “Il danno” o “La moglie del soldato”, la britannica Miranda Richardson si esprime – in un difficilissimo triplo ruolo – nella performance migliore della carriera. Grandi musiche del fido Howard Shore..

Voto: 7,5