Fine settimana di passione per Frank Pierce, paramedico dell’Emergency Medical Service di New York ossessionato dal ricordo di una paziente di cui sei mesi prima non ha saputo evitare la morte.
17° lungometraggio di Martin Scorsese, film anomalo nella filmografia già di per sé molto frastagliata del grande regista italo-americano. E’ una delle sue opere più religiose, attraversata da un fervore cattolico che sfocia quasi nella cristologia al momento di tratteggiare la figura di Frank Pierce, vero “angelo della notte” che attraversa una New York livida e allucinante in compagnia o al servizio di reietti, tossici, ubriaconi e disperati. Ventitré anni dopo il controverso “Taxi Driver” (anche quello firmato da Paul Schrader), Frank è l’anti-Travis Bickle pur condividendone fortemente le delusioni e le frustrazioni di fronte all’incombere del fallimento morale ed esistenziale. Scorsese si fa aiutare dalla solita crew di prim’ordine per trasferire in suoni e immagini un copione molto ambizioso, tratto dal romanzo di Joe Connelly (“Pronto soccorso” in italiano): e perciò ecco Robert Richardson alla fotografia, Thelma Schoonmaker al montaggio, Elmer Bernstein come compositore in una colonna sonora che annovera anche brani di Van Morrison, Who, R.E.M., Clash… Il risultato è fatalmente irregolare, ricco di momenti ispiratissimi e perfino di humour nero ma anche di giri a vuoto, di istanti altamente folgoranti (il finale michelangiolesco) ma anche di qualche eccesso di maniera, coerentemente con l’itinerario artistico di Scorsese tra i ’90 e gli anni 2000. Nicolas Cage non all’altezza di un ruolo così problematico. Il bel titolo originale (“Bringing out the dead”) perde tutte le sue sfumature nella maldestra traduzione italiana.

Voto: 6,5