Inghilterra 1983: deriso e maltrattato dai suoi compagni di scuola, il 12enne Shaun fa amicizia con un gruppo di ragazzi più grandi – prevalentemente skinhead – da cui si separa affascinato dal carisma di Combo, appena uscito di prigione e di nuovo a capo di una banda di teppisti sostenitori del National Front. Anni difficili.
L’opera che ha rivelato il talento del 34enne inglese Shane Meadows, qui regista e sceneggiatore di un film che è enormemente debitore a Ken Loach nelle atmosfere e a Truffaut nella rappresentazione dell’età inquieta e nella messa in scena delle dinamiche adolescenziali; nel finale è esplicita la citazione dei “Quattrocento colpi”. Film tuttavia aspro, ruvido, sincero e appassionato, che ha avuto grande successo e risalto in patria dove i primi anni ’80 – caratterizzati dall’era Thatcher e dall’imbecille guerra delle Falklands e attraversati da una lunga e complessa scia di tensioni etniche e sociali – sono un po’ l’equivalente dei nostri bui anni di piombo. Il romanzo popolare che si specchia nella storia di una nazione è un genere molto praticato e solitamente destinato a grande fortuna, ma proprio per questo bisogna essere abili a lavorare di cesello e di sottrazione per schivare i didascalismi (chi ha detto “La meglio gioventù”?). Meadows mette in pratica tutto questo, riservandosi una piccola concessione al sentimentalismo solo nell’ultima scena, impreziosita dalla delicata cover di “Please please please let me get what I want” dei Clayhill. E’ un film del 2006 ma da noi si è potuto apprezzare solo nel luglio 2011, per motivi che poco hanno a che fare con il senso logico. Dedicato alla memoria di Sharon Turgoose, madre del piccolo Thomas attore protagonista, morta di cancro poche settimane prima dell’uscita del film.

Voto: 7,5