Dalla mattina fino a tarda sera, cronaca di un’immaginaria giornata televisiva, scandita dal telegiornale condotto da un impeccabile mezzobusto.
E’ datato 1976 l’ultimo squillo della commedia all’italiana; non proprio un canto del cigno, ma un commiato acido e sulfureo come si confà al genere, con momenti impietosamente profetici (il Tg3 era ancora di là da venire e del resto il programma di approfondimento si chiama “Studio aperto”…). Lo firma il meglio dei registi e degli sceneggiatori italiani dell’epoca, con risultati altalenanti e un eccesso di carne al fuoco che impedisce di puntare il mirino su pochi, selezionati temi. Qualche nome prima di proseguire: Luigi Magni (“Il sacro soglio”, antesignano delle fiction religiose), Ettore Scola e Ugo Pirro, Nanni Loy, Mario Monicelli, Age e Scarpelli, Luigi Comencini che dirige i frammenti più corrosivi sul lavoro minorile e sul grottesco dibattito televisivo su Napoli. Satira omni-comprensiva e un po’ datata che apre il fuoco su ogni bersaglio possibile: l’esercito, il Vaticano, la politica, Milano e Napoli e naturalmente l’informazione e la televisione. A furia di tanto sparare qualcosa va a segno, ma molto è anche paradossalmente vittima di quei difetti (il moralismo, la grevità) che si vorrebbero condannare. Mastroianni e Gassman, piuttosto svogliati, cedono il passo all’usato sicuro Manfredi e al solito memorabile Ugo Tognazzi, del quale resta in mente l’amarissimo eppure esilarante ritratto del pensionato. Colonna sonora a cui contribuirono anche Lucio Dalla e Antonello Venditti.

Voto: 7=