Cesar, infelice e solo al mondo, è l’inquietante portiere di un condominio in città: conosce i segreti di tutti gli inquilini e ne spia personalmente qualcuno, a cominciare dalla bella e spensierata Clara da cui è ossessionato, invidiandone la gioia di vivere e il perenne buon umore. Come fare a toglierle quel sorriso dalla faccia?
Sesto film del 43enne catalano Jaume Balagueró, che si è ormai costruito una solida fama presso gli appassionati dei thriller e degli horror meno truculenti e più psicologici. Questo “Mientras duermes” continua a percorrere il solco dei precedenti lavori, muovendosi su un percorso classico, ricorrente e un po’ risaputo (un portinaio psicopatico e stalker che sviluppa una relazione ossessiva con una sua inquilina – vi ricorda qualcosa?) con perizia e mestiere innegabili, senza mai “svaccare” né concedere al pubblico facili emozioni. Balagueró sa far aspettare i suoi spettatori, intrattenendoli con descrizioni convincenti e perfino ironiche dei personaggi e dell’ambiente in cui si muovono, prima di piazzare l’affondo con grazia e decisione da sciabolatore; e, quel che è più importante, non asseconda i pensieri e le speranze del pubblico, ma – pur mantenendo uno stile classico e quasi cristallino, senz’alcun svolazzo o barocchismo tipicamente ispanici – lo spiazza e lo gela con uno dei finali più disturbanti degli ultimi tempi. Il cast è composto da attori praticamente sconosciuti al di là dei confini spagnoli, ma è ben diretto e regge benissimo la scena a cominciare da Luis Tosar, novello Anthony Perkins; il resto lo fanno la regia e la sceneggiatura di Alberto Marini, entrambe “invisibili” nel senso migliore del termine. La distribuzione italiana che traduce in inglese (“Bed time”!) un titolo spagnolo si distingue per idiozia come spesso accade.

Voto: 7-