Romeo e Juliette si conoscono a una festa, si mettono insieme e fanno un figlio, Adam. Dopo diciotto mesi, al bambino viene diagnosticato un tumore al cervello.
Secondo film dell’attrice e regista francese Valérie Donzelli, grande successo all’ultimo Festival di Cannes e rivelazione della passata stagione cinematografica; in Italia è stato distribuito a giugno dalla Sacher. Nel giovane cinema francese, incline a mettere al centro della scena storie di bambini e adolescenti (“Tomboy”, “Un amore di gioventù” e altro ancora) sulle orme dei grandi maestri del passato, “La guerra è dichiarata” rappresenta un caso a parte. Nasce come una necessità, l’urgenza fisica di distendersi con il piacere taumaturgico dell’arte e del racconto, dopo anni di dolore, speranza e nervi tesi. È la storia, vera, vissuta dalla regista insieme a Jérémie Elkaim, suo compagno nella vita e sullo schermo, e al loro figlio Gabriel (che interpreta il piccolo Adam nelle ultime scene del film). Pop, melodramma, deviazioni stilistiche à la Amélie, frammenti ospedalieri di ribollente freddezza (la mente corre subito ad Almodòvar), un’energia e una vitalità che non sono solo fisiche e impulsive, ma anche razionali, ragionate: Romeo e Juliette sono due esseri pensanti che non smarriscono neanche per un momento il senso logico della loro battaglia, ben sapendo che, dovesse succedere, sarebbero condannati a perdere e a perdersi. In questo senso è un film meravigliosamente balsamico, non solamente per le ovvie possibilità di immedesimazione da parte dello spettatore; ma al di là del valore terapeutico è anche girato molto bene, con personalità, ritmo, inventiva (la notevolissima sequenza iniziale) e battute fulminanti (“Qual è la differenza tra Dio e un chirurgo? Dio non si crede un chirurgo”). Valérie Donzelli non fa mistero di amare Moretti e in effetti sembra aver preso un po’ di quella sua leggerezza che non diventa mai superficialità.

Voto: 7,5