Otto anni dopo la morte di Harvey Dent, Batman non si fa più vedere e anche Bruce Wayne sembra sparito dalla circolazione. Ma su Gotham City incombe una nuova minaccia…
Poniamo che siate appena usciti da una relazione lunga, intensa e passionale con – mettiamo – Jessica Alba (per le donne: Jude Law) e che da qualche settimana vi frequentiate, facciamo, con Cristiana Capotondi (per le donne: Fabio De Luigi). Il commento di amici e amiche sarà unanime: “Sì, però…”. La sindrome del “sì-però” non risparmia neanche il terzo e conclusivo, attesissimo capitolo della trilogia batmaniana dell’ormai semi-intoccabile Christopher Nolan, atteso alla sempre complicata e sdrucciolevole prova della chiusura del cerchio. Come se non bastasse, aveva aggiunto aspettative ad aspettative il sontuoso secondo capitolo, scandito da profondità non comuni nella costruzione della storia e dei personaggi e infiorettato dal più disturbante villain della storia del genere. Insomma, anche per “colpa” del film precedente, il Ritorno del Cavaliere Oscuro deve procedere spedito lungo un rettilineo sottilissimo, senza vie di fuga o possibilità di deviazioni: a tavoletta, sempre, dall’inizio alla fine. Là dove c’era l’inarrivabile Joker, c’è un Bane quasi (e ripetiamo quasi) all’altezza, impreziosito dagli occhi disperati dell’ottimo Tom Hardy; là dove c’era la donzella di turno c’è una conturbante Catwoman ad aumentare il carico di carne al fuoco. E poi i consueti stratagemmi di Nolan che, costretto ad accelerare in continuazione, si porta a spasso con disinvoltura da demiurgo i soliti quattro-cinque piani narrativi, restituendo all’Uomo Pipistrello la sua dimensione super-eroica. Molti i difetti, il principale dei quali è l’operazione malriuscita di innesto di elementi e situazioni spiccatamente fantasy in un contesto sempre parecchio “realistico” (i bar di Firenze, la partita di football, le bandiere americane). Per la serie: sono Nolan e non rinuncio al mio punto di vista, ma devo forzatamente ammannirvi gli arrivano-i-nostri, le infanzie difficili e i momenti spiega-tutto, altrimenti qui non ne vengo a capo. Pazienza. Agli atti – ben nascosti tra le pieghe di una sceneggiatura molto classica – pensieri sparsi sulla crisi economica, sulla gestione del potere e sui rischi della deriva populista, che non hanno mancato di scatenare il solito annoso dibattito: “Batman è di destra o di sinistra?”. Sorvoliamo. Il tanto criticato doppiaggio in italiano di Bane, a opera di Filippo Timi, in verità parecchio Kitsch e sopra le righe, aggiunge fumettosità alla vicenda e forse per questo (parere personalissimo) non disturba poi così tanto. Ora di nuovo al lavoro, Nolan, ché la vacanza è finita.

Voto: 7+