Ex deejay di successo caduto in disgrazia dopo aver involontariamente ispirato una strage in un ristorante, Jack Lucas è ridotto a fare il commesso in una videoteca di dubbio gusto insieme alla sua compagna Anne. Una notte incontra Parry, barbone svitato alla ricerca del Santo Graal, al cui passato scopre però di essere in qualche modo legato…
“Grazie a Dio nessuno guarda in alto in questa città”. A sei anni dal successone di “Brazil” e a tre dal semi-flop de “Le avventure del Barone di Münchausen”, Terry Gilliam dirige nel 1991 questa squisita commedia meno leggera e più giudiziosa di quel che può sembrare a prima vista. Se non mancano i momenti di deliziosa sgangheratezza che forse costituiscono addirittura la colonna portante del film (e le cose non potrebbero andare diversamente in un’opera di Gilliam), il regista ex Monty Python governa con mano fermissima il copione dell’esordiente Richard LaGravenese, integrandolo e imponendovi la sua personale visione del mondo: la fantasia al potere per sfuggire dalle beghe della quotidianità e dalle sofferenze passate, trascese in una qualche forma di schizofrenia nel personaggio di Parry. Con sapienti e frequenti deviazioni nel musical e nella classica screwball comedy, Gilliam immerge la storia e i personaggi in tante diverse New York: quella putrida dei bassifondi, quella immobile e sospesa di Central Park, quella frenetica degli uffici e della Grand Central Station che fa da sfondo a uno dei momenti più ispirati del film. Le donne, i cavalier, l’arme e gli amori in un’indiavolata altalena concettuale tra Medio Evo e yuppismo con messaggio incorporato facile ma inattaccabile: ognuno ha bisogno di qualcuno da amare. Robin Williams fa ovviamente il mattatore in un ruolo totalmente nelle sue corde, ma sono bravissimi anche Jeff Bridges e la 42enne Mercedes Ruehl, premiata addirittura con l’Oscar come attrice non protagonista (tutt’altro che immeritato) prima di scivolare nel dimenticatoio.

Voto: 7,5