Convinto dai suoi familiari a presentarsi ai provini per il Grande Fratello, il pescivendolo napoletano Luciano Ciotola è fermamente convinto di avere i numeri per riuscire a entrare nella Casa, avere successo, diventare ricco e famoso. Ce la farà?
Il ritorno al cinema di Matteo Garrone, a quattro anni da “Gomorra”, è innanzitutto un atto di grande coraggio professionale: avrebbe potuto rimanere a lungo nella comoda e protettiva nicchia del cinema “impegnato”, quel tipo di film in cui – per citare un’immortale battuta di “Boris” – “ce se capisce e nun ce se capisce”, e invece ha deciso di rimettersi in discussione, tenendo a bada il demone dell’Autore (leggi alla voce Sorrentino). Ecco dunque questo splendido esempio di cinema pop alla maniera – aggiornata e rivisitata – degli Scola e dei Dino Risi, puro artigianato ma con la cura dei dettagli e l’amore per i particolari di Fellini. La storia è semplice, misurata, ordinata, spiccatamente anti-televisiva e proprio su un argomento che concettualmente ne è l’esatto opposto: quanti suoi colleghi avrebbero equivocato la materia e si sarebbero prodotti nel solito sproloquio snob contro i media volgari e i telespettatori idioti? Facendosi forza con un’umiltà inconcepibile a queste latitudini, Garrone lavora di scalpello invece che di clava, sceglie di sfumare invece che calcare la mano, preferisce il mezzo tono al macchiettone. Non ci sono condanne morali ma neanche, naturalmente, intenti assolutori: Luciano Ciotola non rischia mai per un attimo di passare per martire della società. Il tema trattato è del resto abbastanza diffuso per far sì che non sia necessario dover per forza sostenere una tesi esplicita: ci si limita a suggerire (il Grande Fratello così accogliente, con il suo dio, la sua famiglia, la sua casa…), ad accompagnare con lo sguardo il corso della storia, raccontata con toni sospesi e surreali e suggestioni viscontiane (“Bellissima” è a un passo, non solo per Cinecittà) che fanno a cazzotti con la concreta materialità dell’iper-reality (la carrozza, il grillo, la stralunata irruzione finale, le tante scene quasi fiabesche). I bassifondi di Napoli sono vivi e bellissimi formicai (grazie anche alla fotografia di Marco Onorato) e tutti gli attori, molti dei quali professionisti, sono impeccabili. Meritatissimo Grand Prix al Festival di Cannes 2012.

Voto: 8=