A Sydney un poliziotto in crisi coniugale indaga sulla scomparsa di un’affermata psicologa che a sua volta si trascina dietro il trauma della morte di sua figlia…
Basato sull’opera teatrale “Speaking in Tongues” di Andrew Bovell, anche autore della sceneggiatura. Thriller insolito, lento e parlatissimo, solo apparentemente tessuto intorno a una morte misteriosa, in realtà fondato su tutt’altro: storie di solitudini incrociate, segreti e menzogne che si sovrappongono o semplicemente si sfiorano. Il tutto con uno stile lieve, impercettibile, molto lontano dalla mano pesante dei drammi americani o dalle ambizioni europee; il regista Ray Lawrence costruisce un bel meccanismo di rapporti umani che non annoia mai anche se risulta a volte prevedibile, creando a volte anche della suspense. Suggestioni lynchiane neanche tanto sotto traccia. Non è un film che si fa ricordare, ma raccoglie quasi dappertutto stima e consenso. Cast all-australian (a eccezione della californiana Barbara Hershey) che si fa apprezzare per misura e realismo della recitazione. Gli arbusti di lantana sono quelli tra cui viene ritrovato il corpo della psicologa Valerie Somers.

Voto: 7-