Parigi 1972: due adolescenti innamorati e scapestrati (quale innamorato non lo è?) lottano contro la scuola, la famiglia e in definitiva il mondo intero.
Quinto lungometraggio del parigino Olivier Assayas, classe 1955 e dunque sinceramente coinvolto in questo struggente mélo adolescenziale anni ’70. La risacca della contestazione porta con sé la rivincita della borghesia reazionaria, non tanto nelle idee politiche – in questo film del tutto bandite e forse anche ripudiate – quanto negli atteggiamenti di tutti i giorni: a soli quattro anni dal decantato 1968, il muro tra i giovani Gilles e Christine e i loro interlocutori (genitori, insegnanti, poliziotti) è più rigido e invalicabile che mai. Se ne può uscire solo scappando, non prima di una festosa e liberatoria distruzione di massa riscaldata da una potentissima colonna sonora in cui i Grandi dell’epoca (Janis Joplin, Bob Dylan, Leonard Cohen, Alice Cooper…) ci vengono offerti spudoratamente e senza condizioni, come se il trasporto e la generosità degli adolescenti avesse contagiato anche la regia. Caposaldo del cinema giovanile francese anni ’90 in cui, come detto, fa rumore ed è benvenuta l’assenza di qualsivoglia discorso politico, in un periodo in cui iniziava ad essere fuori tempo massimo; parla del passato per raccontare quello smarrimento generazionale che verrà poi reso estremo nel disperato “L’odio” (Mathieu Kassovitz, 1995). Assayas traduce l’atmosfera elettrica in una regia nervosa e vitale, che pedina i personaggi rimanendo sempre al loro fianco. Il broncio e il sorriso di Virginie Ledoyen illuminano ogni scena. Momento memorabile se ce n’è uno: l’allegro falò sulle note di “Up Around The Bend” dei Creedence Clearwater Revival. In Italia non risulta neanche uscito in DVD; lo si trova su Amazon o a zonzo per la Rete, con opportuni sottotitoli in inglese incorporati.

Voto: 7,5