Iran 1979. Infuria la rivoluzione e ne fanno le spese 52 diplomatici dell’ambasciata americana a Teheran, sequestrati dai rivoltosi. Altri sei funzionari riescono a scappare e a rifugiarsi a casa dell’ambasciatore canadese, dove tocca alla CIA andarli a prendere per riportarli negli Stati Uniti.
Terzo film di Ben Affleck, il suo migliore e anche, in fondo, il più convenzionale e fedele alle norme dello showbiz impegnato: una storia aspra, poco conosciuta, ricca di zone d’ombra e possibilmente vera, che si risolva nel migliore dei modi, ma in maniera tale che l’autore non rinunci a esprimere un punto di vista critico e sarcastico verso il proprio Paese. “Argo” è tutto ciò, un thriller-spy story declinato secondo le regole – non è un caso la presenza come produttore di George Clooney, al cui percorso artistico Ben Affleck sembra rifarsi esplicitamente – e con ritmi e tensioni degne dei grandi thriller politici anni ’70 (i movimenti di macchina in interni sono gli stessi di “Tutti gli uomini del presidente” di Alan J. Pakula). La cura della suspense, in particolare, è notevolissima e il merito spetta quasi interamente all’Affleck regista, che adotta uno stile senza troppi fronzoli e svolazzi, al totale servizio della narrazione, delegando la gestione del ritmo del racconto all’eccellente montaggio di William Goldenberg: il punto di riferimento sembra proprio essere Michael Mann, come già si era intuito nel precedente “The Town”.
Affleck non si sottrae inoltre al solito discorso meta-cinematografico, che ormai da un discreto lustro occupa ossessivamente i copioni hollywoodiani a ogni livello: la sotto-trama sul lato più cialtrone e peracottaro degli Studios, con tanto di scritta HOLLYWOOD significativamente ammaccata, ha comunque il dono dell’ironia, aiutata in questo dall’indiscutibile verve dei mattacchioni Alan Arkin e John Goodman. Insomma è un film perbene, in cui gli occidentali sono i Buoni ma perfino gli iraniani non sono poi così cattivi, son giusto un po’ permalosi e ipertesi. Un film che non ha alcuna vis polemica né la cerca, che persiste nell’ostinata opinione che l’America, malgrado tutto, sia comunque un grande paese; e noi siamo ancora disposti a crederci, anche grazie a un marchingegno perfettamente oliato in ogni dettaglio – pensate, persino Ben Affleck sembra un attore vero.

Voto: 7+