C’è uno sceneggiatore che si chiama Martin ed è in crisi perché non riesce a scrivere una sceneggiatura ambiziosa imperniata sulle vicende di sette psicopatici; e ci sono appunto sette psicopatici, variamente vivi e vegeti, che non si limitano a rimanere sulla carta.
Il meritato successo dell’opera prima “In Bruges” ha fruttato al 52enne inglese Martin McDonagh una telefonata dagli Stati Uniti; come dire di no? Orgoglioso della propria sapienza drammaturgica e desideroso di metterla in mostra, McDonagh mira altissimo, muovendosi sui sentieri già battuti per esempio da un semi-intoccabile come Charlie Kaufman: il film nel film, il processo creativo che si fa esso stesso pellicola, il tradizionale groviglio di piani narrativi, insomma il solito discorso autoreferenziale e un po’ ombelicale a cui proprio nessuno pare volersi sottrarre negli ultimi cinque anni. Per il grande ciclo “non siamo tutti Fellini”, “7 Psicopatici” nulla aggiunge e nulla toglie alla filmografia sul tema, limitandosi a una messinscena decisamente squinternata ma piuttosto gradevole, in cui si deduce – dai dialoghi e dal tono generale dell’opera – che il regista e gli attori devono essersi divertiti una cifra. Il cast fa complessivamente il verso a sé stesso, e perciò ecco un pensoso Christopher Walken che fa riflessioni sul Vietnam, ecco Sam Rockwell e Woody Harrelson schizzati come sempre, ecco il solito Colin Farrell irlandese alcolizzato; l’operazione riesce abbastanza divertente, a patto che siate abbastanza ferrati in fatto di cinefilia contemporanea. A una fitta sequenza di singoli momenti notevoli non fa da contraltare una tenuta complessiva pari al precedente celebrato film, ma è ingiusto negarne i meriti e le potenzialità: sospeso tra i lampi di genio de “Il ladro di orchidee” e la supponenza di “Rosencrantz e Guildenstern sono morti”, “7 Psicopatici” prova a volare molto più alto di quel che sembra a una prima visione. Un gran numero di piccoli cammei, a riprova del grande credito già accumulato da McDonagh in appena due soli film: Michael Pitt, Michael Stuhlberg e un inquietante Harry Dean Stanton.

Voto: 6+