furyo

Giava 1942: alcuni soldati occidentali (soprattutto inglesi) vengono tenuti prigionieri in un campo di lavoro giapponese; i rapporti tra le autorità e i detenuti vengono gestiti dal tenente colonnello Lawrence. La tensione aumenta all’arrivo dell’ufficiale Jack Celliers, un nuovo prigioniero catturato da poco.
Dal romanzo autobiografico “The Seed and the Sower” (1963) dell’olandese Laurens van der Post. Atipico film di ambientazione bellica senz’alcuna scena di battaglia o combattimento, “Furyo” (distribuito in Inghilterra come “Merry Christmas Mr. Lawrence”) è una delle maggiori opere del giapponese Nagisa Oshima, assurto a notorietà il decennio precedente con “L’impero dei sensi” e qui atteso a un nuovo successo internazionale. Film molto conturbante, che inizia come una tradizionale storia di scontro tra civiltà con la guerra sullo sfondo, prima di virare nella seconda parte su un registro decisamente più onirico e predicatorio, esaltati dai toni saturi della fotografia di Toichiro Narushima. Il tema dell’omosessualità e dell’attrazione sotterranea del capitano Yonoi verso Celliers, occultato dalle sforbiciate della censura italiana e restituito anni dopo nella versione integrale, è sviluppato in maniera elegante e sostenuta, senza mai abbassarsi alle didascalie o pescare nel torbido. Non tutti i momenti e gli elementi del film sono in armonia (per esempio, è fin troppo stridente il contrasto tra il pratico buonsenso del tenente Lawrence e l’eterea strafottenza dell’ufficiale Celliers), ma visto da lontano è un affresco potente, ispirato, che non ha timore di mirare alto. Splendide (e famosissime) le musiche di Ryuichi Sakamoto, anche attore nel ruolo del generale Yonoi; non ancora famoso e citato ancora con il solo nome d’arte di Takeshi, è il primo ruolo importante della carriera di Kitano.

Voto: 7,5