rossoshocking

Dopo la morte accidentale della loro figlia, i coniugi Laura e John Baxter si trasferiscono per qualche settimana a Venezia per lavoro. Ma non riescono a ritrovare la tranquillità…
Oltre alla mitologica traduzione del titolo dall’inglese all’italiano (l’originale era il più discreto “Don’t look now”), sono vari i motivi che col tempo hanno fatto un piccolo cult di “A Venezia… un dicembre rosso shocking”. Innanzitutto la chiacchieratissima scena di sesso Sutherland-Julie Christie, che da più testimoni fu ritenuta molto poco cinematografica e ben più autentica; quindi il tono generale dell’opera, un thriller-horror inizialmente confuso e barocco e via via sempre più ansiogeno, fino all’agghiacciante finale che ispirerà le generazioni future; infine l’uso originale del montaggio e delle musiche antifrastiche realizzate dal veneziano Pino Donaggio, che da qui iniziò a costruirsi una solida fama di musicista thriller-horror, finendo per essere apprezzato da moltissimi cineasti di genere, primo fra tutti Brian De Palma. Da un racconto di Daphne du Maurier, clamoroso successo in Gran Bretagna e all’estero, è il film più famoso del londinese Nicolas Roeg; impressionarono all’epoca lo stile aggressivo e raffinato e l’indimenticabile ritratto di una Venezia cupa, lugubre e autunnale, in una specie di dépliant all’incontrario. La logica narrativa si espone a parecchie alzate di sopracciglio, ma col passare dei minuti lo spettatore impara a fare meno lo schizzinoso. Oltre al titolo di cui si è già detto, il pubblico italiano ha motivo di lagnarsi anche per un doppiaggio criminoso.

Voto: 7