tre-sepolture

Un poliziotto uccide per caso un clandestino alla frontiera tra Texas e Messico; intenzionato a rendere giustizia all’amico, il vecchio Pete rapisce il poliziotto obbligandolo a un’allucinante espiazione.
Davvero brillante l’esordio alla regia di Tommy Lee Jones, che a 59 anni sfodera la stessa personalità sempre messa in mostra davanti alla cinepresa. La strada del western contemporaneo, battuta negli ultimi anni con rinnovato successo, è ampiamente nelle corde dell’attore-regista texano, a suo agio con i passi dolenti e i silenzi imposti dal genere, come già dimostrato nell’affine capolavoro dei Coen “Non è un paese per vecchi”. Le cadenze da requiem imposte dalla regia, ispirata al nume tutelare Eastwood, contano più della sussiegosa sceneggiatura del messicano Guillermo Arriaga (lo scrittore prediletto da Inarritu, e non è un caso); Jones tenta con discreto successo di intavolare discorsi universali sull’etica e sul dovere morale, che vanno oltre il caso specifico (per il quale, si sa, è pur sempre prevista una Legge) e, drammaticamente fuori tempo, diventano lo spunto per un bizzarro e affascinante racconto di formazione al contrario, in cui è stavolta l’anziano ad andare incontro e far visita ai fantasmi (vedi l’incontro col cieco). Il giovane e stupido Mike Norton è solo uno strumento dal quale non ci si aspetta alcuna redensione che naturalmente non arriverà. Oltre a rivelarsi un signor regista, Tommy Lee Jones brilla anche da attore (con tanto di premio a Cannes) in un cast in cui si fa notare la bionda January Jones, non ancora famosa prima di diventare la Betty Draper del formidabile “Mad Men”.

Voto: 7